UNA BALLATA PER MILANO – Zin Zetta Forbesetta

Marino Zerbin, gran milaneson e fine dicitore della Milano che amiamo, con la complicità dei suoi compagni d'avventura, ci guida attraverso le immortali parole dei poeti che questo mondo hanno così ben cantato: Gadda, Jannacci, Valdi, Barrella, D'Anzi... L'incursione di un'inopinata lezione di lingua milanese, l'apparizione di un improbabile Rigoletto e di un prete innamorato che canta all'amore di Vincenzina sono solo alcune delle divertenti trovate registiche per condire queste storie dei vecchi tempi con leggerezza e ironia. Noi arriviamo col nostro borsone di emozioni e comicità, voi pubblico portate solo la vostra voglia di divertimento e non dimenticatevi di tenere nella saccoccia, a guisa di santino, un pizzico di poesia!

7 settembre 2014

Una ballata per Milano (Zin Zetta Forbesetta)

da un’idea di Piero Lenardon

con Valerio Bongiorno, Piero Lenardon, Marino Zerbin

musiche in scena Fabio Wolf

regia di Marta Marangoni

testi di Walter Valdi, Carlo Emilio Gadda, Enzo Jannacci….e della tradizione popolare milanese


UNA-BALLATA-impag-verticale-coloreZin Zeta forbesetta è l’inizio di una vecchia filastrocca in milanese che da bambini abbiamo mormorato durante i giochi vivissimi in qualche cortilone di ringhiera, nella nostra Milano.
Piero Lenardon, Marino Zerbin e Valerio Bongiorno – che questa filastrocca hanno nel cuore – hanno preparato un gran borsone di canti popolari, letture dotte, filastrocche, scenette comiche, proverbi, canzoni d’autore, spropositi da osteria e serissima filosofia meneghina. Questa Ballata per Milano risuona con le note dell’Orchestra del Maestro Fabio Wolf, tutta contenuta nella sua fisarmonica dai mille effetti.
Due vecchi amici si ritrovano a un funerale che non c’è. Un prete passa frettolosamente. Si sentono in lontananza i richiami degli antichi mestieri… Immediatamente il pubblico si ritrova nell’universo delle corti di ringhiera del Nost Milan, quasi per magia, come per un’evocazione fantastica – che non ha il sapore solo della nostalgia, ma anche il gusto dell’interpretazione del presente.
Un’attualità fatta di cambiamenti che la lente della memoria ci aiuta a leggere – trattando, per esempio, anche un tema come quello dell’immigrazione che in forme diverse ha attraversato le epoche. Pezzi di storia e storie individuali per sapere da dove veniamo e chiederci dove stiamo andando.

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Recensione di Dario Paladini:

Un viaggio nella Milano delle case di ringhiera, è quello che Piero Lenardon, Marino Zerbin e Valerio Buongiorno, accompagnati dalla fisarmonica del Maestro Fabio Wolf, hanno regalato al pubblico del Comunale con “Una ballata per Milano”, per la regia di Marta Marangoni. Filo conduttore la comicità e la nostalgia, per un mondo che non c’è più, per uno spettacolo in dialetto milanese che più milanese non si può. Si pensa, si parla e si ragiona in milanese. La vicenda si svolge in un condominio di via Padova 54 (sul palco niente più che alcune sedie di legno) e la potenza poetica è la miscela infinita di filastrocche, canzoni popolari, modi di dire, proverbi, storpiature di opere verdiane, descrizioni della quotidianità spicciola, fatta di tanta umanità. Ci sono i personaggi, quelli in scena (un prete, un professore di lingua … milanese, un comunista balbuziente e un suonatore di strada), ma soprattutto quelli che i protagonisti evocano, coi loro tic, i loro vizi, i loro soprannomi, più veri che se ci fossero davvero. Sembra che una mano invisibile sia tornata indietro nel tempo, abbia strappato un pezzo della Milano del Dopoguerra e l’abbia lanciata sul palco. Magnifici gli interpreti, in grado di creare il contrappunto della varia umanità che passa in questo cortile, condendo musica, poesia, persino sana scurrilità, ricorrendo al trasformismo per diventare barbieri, donnine, parrocchiani, osti, portinaie. Milano microcosmo, eppure universo di questa mini (ma solo di numero) commedia umana, un mondo piccolo tipo quello di Guareschi, ma in versione cittadina e milanese in particolare. Una Milano con la nebbia, con la campagna intorno, col Milan che non segna, dei tram, delle fabbriche e delle lambrette. Spettacolo in realtà curatissimo e raffinato, colmo di citazioni di autori (Gadda, Jannacci, Giovanni Barella e Valter Valdi) e con una forza di irriverenza (vedi la parodia di Hitler) anche verbale, etimologica, dei tanti termini ormai incomprensibili, quasi antidiluviani, per i quali serve una spiegazione, che puntuale arriva, un po’ didascalica, ma senza pedanteria. Una Milano del popolo e per il popolo, eppure già frenetica, già caotica, meta dell’immigrazione massiccia, in via di cambiamento irreversibile. Milano che prima di una città, è maniera di vivere, di pensare e di sognare. Una maniera che però non c’è più. Ma non bisogna avere paura del futuro. Perché in fondo resta la città. Con la sua voglia di … freedom, pardon, di libertà.

 

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